Ombrina Mare 2

POSIZIONAMENTO GEOGRAFICO:

Ombrina Mare è un programma di sviluppo di idrocarburi, liquidi e gassosi, della Medoilgas Italia S.p.A., società del Gruppo Mediterranean Oil & Gas Plc.

L’intervento interessa un tratto della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, che da decenni è stata oggetto di attenzione delle compagnie petrolifere.
Nonostante questo interesse delle aziende petrolifere, in questo tratto di costa è stata istituita la “Riserva Naturale regionale Costa Teatina”, nel territorio dei Comuni di Ortona, San Vito Chetino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto.

Inoltre lo stesso territorio è stati individuato dalla Legge n. 344 del 1997,nel tratto che va dal fiume Foro a Nord e a Sud fino al Fiume Trigno, quale “prioritaria area di riferimento per l’istituzione di un parco nazionale”.
L’iter di istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina è in fase di definizione entro la fine dell’anno 2014-



DEFINIZIONE DEL POZZO OMBRINA MARE 2
:

Il progetto è composto da una piattaforma di produzione posta a soli 6 km dalla costa con 6 pozzi, 36-42 km di tubazioni sottomarine e una grande nave raffineria FPSO  (unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico di idrocarburi) di 320 metri di lunghezza ormeggiata a 10 km dalla costa per almeno 24 anni.
Il giacimento di Ombrina Mare, sulla carta dovrebbe produrre 40 milioni di barili di greggio e 6,5 miliardi di metri cubi di gas estraendo a 20 metri di profondità.
Il petrolio di Ombrina è di qualità scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori).

Di conseguenza il costo di produzione è alto con bassi guadagni per l’azienda.

EFFETTI SUL TERRITORIO:

  • Subsidenza o subsistenza è un lento e progressivo abbassamento verticale del fondo di un bacino marino o di un’area continentale, che  soprattutto quando è indotta, ovvero quando l’uomo estrae acqua, petrolio o gas dal terreno diminuendo la pressione dei fluidi interstiziali residui, si ha quindi un assestamento del terreno.
    Questi assestamenti vista la presenza di sei pozzi, chilometri di tubature e la nave FPSO a 5 miglia dalla costa, in caso di problemi alle strutture potrebbero causa un cataclisma ambientale di elevate proporzioni.
  • Inquinamento da idrocarburi o desoflorizzazione, avviene quando il petrolio estratto è di bassa qualità, ovvero come nel caso di Ombrina Mare, ricche di impurità sulfuree.
    Per questo motivo la nave di trasformazione FPSO procede alla desolforizzazione in loco.
    Tutto il processo di lavorazione e trasformazione produrrebbe:
    circa 8.470 tonnellate di metano (il metano ha un potenziale clima-alterante di 25 volte la CO2),915 tonnellate di idrocarburi pesanti e Composti Organici del Carbonio (VOC), 1.615 tonnellate di ossido di carbonio,885 tonnellate di ossidi di azoto, 473 tonnellate di ossidi di zolfo, 912 kg di polveri, che si riverserebbe inesorabilmente in mare e sui terreni.
  • Impatto sui fondali ed interdizioni alla navigazione, saranno dovuti al fatto che la nave FPSO potrà stoccare 50.000 tonnellate di olio oltre a 10.000-15.000mc di acqua di formazione. Ogni mese per 25 anni, la FPSO verrà avvicinata da un’altra nave che caricherà l’olio per trasportarlo verso altre destinazioni. A collegare piattaforma, nave FPSO e Campo S. Stefano (dove viene diretto il gas addolcito), sarebbero realizzati da 36 a 42 km di condotte per olio, gas e acqua di produzione/strato, o posate o affossate in trincee scavate sul fondale. Per questa ragione, lungo 16-17 km di queste condotte sarà vietato l’ancoraggio a tutte le navi per una fascia larga 926 m; pertanto, considerando anche una zona di divieto di 500 metri dalla FPSO e dalla Piattaforma, tra 1531 a 1624 ettari di mare saranno interdetti all’ancoraggio. Tutte queste strutture rimarrebbero per almeno 26 anni, di cui 6-9 mesi destinati alla perforazione e 25 anni alla produzione, rilasciando nel mare una quantità di metalli pari a 29 tonnellate.

 

EFFETTI SULL’ECONOMIA:

Il territorio interessato dal campo di coltivazione di Ombrina Mare ha una vocazione storicamente agricolo e turistica, dovuta alla qualità del terreno, dell’aria, delle ricche acqua dolci e salate, delle tradizioni degli abitanti che cercano di migliorare e difendere la propria ricchezza. Esistono alcune zone industriali importanti come la Val di Sangro, Gissi, Ortona, Lanciano, Vasto-San Salvo, che già hanno contribuito negli anni a portare ricchezza nei territori, ma anche inquinamento e distruzioni di importanti risorse naturali.
Es. Fiumi Moro, Feltrino, Sangro, Trigno, ecc…
Ex discarica Tollo, Cerratina, Cupello, ecc…

In un territorio fortemente antropizzato, soprattutto sulla costa,  i danni causati  dalle immissioni in atmosfera prima richiamate, da eventuali danni e disastri durante la lavorazione, dall’immagine inesorabilmente rovinata di una raffineria a 5 chilomentri dalla costa, porterebbero alla morte definitiva del nostro turismo locale, che attualmente sta registrando un minimo incremento, favorito dal trand positivo del turismo di qualità, sostenuto da una politica dei prezzi accessibile, dalla qualità dei prodotti dai ritmi di vita adeguati.

L’immagine paradisiaca di Abruzzo “Regione Verde d’Europa” verrebbe cancellata da una logica perversa di sfruttamento del territorio e delle sue risorse, che negli anni sarebbe difficilmente sovvertibile, condannando vasti settori dell’economica soprattutto agricola e turistica al fallimento ed alla riconversione, senza conoscerne prospettive e programmi.

EFFETTI SULL’INDIVIDUO:

I dati esposti in questa piccola spiegazione di Ombrina Mare 2 fanno capire chiaramente che gli abitanti della Costa Teatina, gli animali, i vegetali subiranno una forte influenza in termini assolutamente negativi dalla lavorazione e trasformazione del greggio e del gas.

Tutte le forme di vita immetteranno al proprio interno, sostanze che attualmente ricevono in piccolissima parte, trasformando una collettività percentualmente priva di determinate patologie cliniche, in una collettività a forte rischio essendo direttamente esposta a forme pesanti di inquinamento..
Per meglio capire possiamo richiamare uno studio del Direttorato Norvegese per il Petrolio, che riporta la stima di perdite in mare di petrolio dalle FPSO di 3.240 barili in un ciclo di vita di 24 anni, solo tenendo conto delle perdite che avvengono durante l’allibo, il trasferimento del petrolio dalla FPSO alla petroliera (procedura che nel progetto Ombrina è prevista una volta al mese per 24 anni). Gli incendi sono stati 0,42 l’anno per unità, le esplosioni 0,013 l’anno e le perdite in mare di petrolio ben 2,82 l’anno per unità. Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di incidenti della media degli altri FPSO inglesi si potrebbero prevedere nel suo ciclo di vita 68 perdite in mare (e gli incendi una ventina).Ovviamente a queste perdite vanno aggiunte quelle relative ad altre fasi della produzione e gestione.

Un simile quantitativo ha, potenzialmente, secondo l’UNEP, la capacità di coprire circa 400.000 ettari di mare con un sottile film di meno di un mm di spessore. Nello stesso studio si riporta una frequenza di collisioni tra FPSO e petroliera di 0,15 collisioni per anno per unità, ben superiori alla frequenza di collisione tra navi e altri tipi di installazioni petrolifere. Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di collisioni delle FPSO norvegesi si potrebbero prevedere 3 collisioni nel ciclo di vita del progetto. Le perdite possono essere massive.

A questo punto le parole lasciano spazio ai fatti, ai dati ed alle preoccupazioni conseguenti e soprattutto ad un senso di rabbia che ha di fatto trasformato l’inerzia di una gran parte della popolazione Abruzzese, da semplice osservatore disinteressato ad antagonista diretto di questo progetto criminale. La nostra lotta è un monito per la conservazione del nostro territorio ed un lascito concreto ai nostri figli ed alla prossime generazioni della Costa Teatina.

 

 

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